Onboarding di GaIA: il percorso che la rende efficace fin dalle prime chiamate

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Laura Cusati

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GaIA Specialist - Futura SI

02/09/2026

-

9 min di lettura

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Onboarding di GaIA: il percorso che la rende efficace fin dalle prime chiamate

Un servizio basato sull’intelligenza artificiale non diventa efficace semplicemente perché viene attivato. Deve conoscere l’azienda, comprenderne i flussi e imparare a gestire correttamente le richieste dei clienti. Per questo abbiamo sviluppato un percorso di onboarding dedicato a GaIA, il nostro Assistente AI per il Customer Service.

Quando abbiamo iniziato a progettare GaIA, sapevamo che sarebbe stato necessario accompagnare il cliente durante la fase iniziale. Pensavamo, però, che una spiegazione dettagliata del funzionamento e delle impostazioni fosse sufficiente per cominciare.

 

L’esperienza ci ha dimostrato che non era così.

 

Non potevamo introdurre una soluzione tanto innovativa come una normale implementazione software. Un assistente basato sull’intelligenza artificiale entra nei processi aziendali, interagisce con i clienti e collabora quotidianamente con le persone dell’ufficio.

 

Possiamo paragonarlo all’arrivo di un nuovo collaboratore: anche quando possiede tutte le competenze necessarie, non può conoscere dal primo giorno le procedure, le priorità e le abitudini dell’azienda. Ha bisogno di essere affiancato, indirizzato e messo nelle condizioni di lavorare correttamente.

 

Lo stesso vale per GaIA.

 

Da questa consapevolezza è nato il nostro programma di onboarding: una fase preliminare e quattro momenti operativi attraverso i quali configuriamo, testiamo e perfezioniamo progressivamente l’assistente.

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Perché l’onboarding è così importante

Ogni Centro Assistenza ha un proprio modo di lavorare. Cambiano i servizi offerti, gli orari, le priorità, le modalità di prenotazione, i casi da trasferire agli operatori e le informazioni da raccogliere durante una chiamata.

 

Per diventare realmente utile, GaIA deve conoscere queste regole e applicarle in modo coerente.

 

L’onboarding è quindi un percorso di apprendimento reciproco: mentre l’assistente viene calibrato sulle esigenze del Centro Assistenza, le persone imparano a comprenderne il funzionamento, a interpretarne i risultati e a utilizzarlo nel modo più efficace.

 

L’obiettivo non è semplicemente attivare un nuovo servizio, ma creare le condizioni affinché tecnologia e organizzazione possano lavorare bene insieme.

Prima dell’onboarding: conoscere il servizio e definire le aspettative

Prima dell’avvio vero e proprio dedichiamo il tempo necessario a presentare GaIA, mostrarne il funzionamento e farla provare direttamente.

 

Durante questa fase analizziamo anche gli aspetti tecnici e organizzativi necessari per l’attivazione, individuiamo i primi casi d’uso e chiariamo ciò che l’assistente può gestire autonomamente e quando, invece, deve coinvolgere una persona.

 

È un passaggio fondamentale per allineare le aspettative e valutare con consapevolezza l’introduzione del servizio.

 

Il nostro obiettivo non è aumentare rapidamente il numero delle attivazioni, ma portare GaIA all’interno di aziende che abbiano compreso il valore dell’innovazione e siano pronte a integrarla nei propri processi.

Le quattro fasi dell’onboarding di GaIA

1. Primo incontro: conoscenza e prima configurazione

Il primo incontro serve a comprendere nel dettaglio le funzionalità di GaIA e il modo in cui possono essere integrate nel lavoro quotidiano.

 

Analizziamo insieme le impostazioni dell’assistente, definiamo le regole iniziali e realizziamo una prima versione del prompt, cioè l’insieme delle informazioni e delle istruzioni che guideranno GaIA durante le conversazioni.

 

Successivamente simuleremo una chiamata completa, osservandola sia dal punto di vista del cliente sia da quello dell’ufficio. In questo modo possiamo verificare come vengono raccolte le informazioni, quando viene aperta un’attività e in quali situazioni la chiamata viene trasferita.

 

È importante che a questo incontro partecipino tutte le persone che lavoreranno quotidianamente con GaIA. Ogni collaboratore può infatti contribuire con la propria esperienza, evidenziando casistiche, eccezioni e necessità operative.

 

Al termine assegniamo anche un piccolo “compito per casa”: effettuare alcune chiamate di prova basate su situazioni reali e frequenti per il Centro Assistenza.

 

Risultato della fase: una prima configurazione di GaIA e un insieme di casi concreti da utilizzare nei test.

 

2. Primo follow-up: validazione dei casi d’uso

Il primo follow-up è dedicato all’analisi delle chiamate simulate.

 

Esaminiamo ciò che ha funzionato, individuiamo i passaggi da migliorare e aggiorniamo le istruzioni dell’assistente. Questa fase permette anche di comprendere meglio il funzionamento dell’intelligenza artificiale e di allineare ulteriormente le aspettative.

 

Quando GaIA non si comporta come previsto, spesso significa che:

 

  • manca un’informazione importante;

  • una regola non è stata definita con sufficiente chiarezza;

  • esiste una casistica aziendale che non era ancora emersa;

  • ci si aspetta dall’AI un comportamento diverso rispetto alle sue reali possibilità.

 

Il test non serve quindi soltanto a individuare un errore, ma a trasformarlo in un’informazione utile per migliorare la configurazione.

 

Un prompt completo, un contesto corretto e regole aziendali ben definite possono fare una grande differenza nel risultato finale.

 

Risultato della fase: casi d’uso validati, istruzioni più complete e una maggiore consapevolezza da parte del team.

3. Secondo follow-up: preparazione del go-live

Durante il secondo follow-up verifichiamo se GaIA è pronta per iniziare a gestire le chiamate reali.

 

Apportiamo le ultime modifiche, controlliamo i casi di trasferimento e organizziamo il go-live. L’azienda può quindi predisporre la deviazione delle chiamate dal centralino verso l’assistente, secondo le modalità definite durante il percorso.

 

Questo è anche il momento in cui il Centro Assistenza deve prepararsi dal punto di vista organizzativo.

 

Il tempo recuperato grazie a GaIA non è semplicemente “tempo libero”: è nuova capacità operativa che può essere dedicata ad attività importanti per l’azienda, come:

 

  • programmare gli appuntamenti di manutenzione;

  • ricontattare i clienti;

  • preparare preventivi;

  • gestire ordini e magazzino;

  • seguire pratiche amministrative;

  • supportare tecnici e collaboratori.

 

L’introduzione dell’intelligenza artificiale diventa così anche un’occasione per rivedere l’organizzazione dell’ufficio e valorizzare meglio il tempo delle persone.

 

Risultato della fase: GaIA pronta per il go-live e un’organizzazione preparata a utilizzare il tempo recuperato.

4. Terzo follow-up: revisione dopo il go-live

Le simulazioni sono indispensabili, ma soltanto le chiamate reali permettono di verificare completamente il comportamento dell’assistente.

 

Dopo i primi giorni di utilizzo analizziamo le conversazioni, individuiamo eventuali nuove casistiche e perfezioniamo gli ultimi dettagli. Controlliamo la qualità delle informazioni raccolte, la corretta apertura delle attività e la gestione dei trasferimenti.

 

Questa fase consolida le basi per un utilizzo sempre più autonomo e consapevole di GaIA.

 

L’obiettivo non è raggiungere una configurazione immutabile, ma costruire un sistema capace di evolvere insieme all’azienda, ai suoi servizi e alle esigenze dei clienti.

 

Risultato della fase: una configurazione verificata sul campo e pronta a sostenere il lavoro quotidiano del Centro Assistenza.

Quali risultati permette di ottenere un onboarding ben strutturato

Al termine del percorso, GaIA non è semplicemente attiva: è configurata per lavorare secondo le regole, le priorità e le modalità operative del Centro Assistenza.

 

Un onboarding efficace permette di ottenere:

  • una partenza più rapida, controllata e consapevole;

  • una gestione più coerente delle richieste ricorrenti;

  • un migliore indirizzamento delle chiamate che richiedono l’intervento di un operatore;

  • informazioni più complete e attività più semplici da elaborare;

  • meno correzioni ed eccezioni dopo il go-live;

  • maggiore fiducia e coinvolgimento da parte delle persone dell’ufficio;

  • un progressivo recupero di tempo da dedicare ad attività a maggiore valore;

  • un’esperienza più fluida, precisa e affidabile per il cliente.

 

L’efficacia di un servizio AI non dipende quindi soltanto dalla tecnologia utilizzata, ma anche dalla qualità delle informazioni, delle regole e del percorso con cui viene introdotto in azienda.

Come valutiamo i risultati

Dopo il go-live, il lavoro di miglioramento continua attraverso l’analisi delle conversazioni e di alcuni indicatori operativi.

 

Tra gli aspetti che possono essere monitorati ci sono:

  • la percentuale di chiamate gestite senza trasferimento;

  • il numero e la tipologia delle chiamate trasferite;

  • la completezza delle informazioni raccolte;

  • le attività aperte automaticamente;

  • gli appuntamenti prenotati;

  • la durata media delle conversazioni;

  • il numero di modifiche richieste dopo l’avvio;

  • il tempo operativo recuperato dall’ufficio.

 

Questi dati non servono a giudicare l’intelligenza artificiale in modo astratto, ma a capire dove intervenire per renderla progressivamente più aderente alle esigenze reali dell’azienda.

Quando persone e tecnologia imparano a lavorare insieme

GaIA resta prima di tutto uno strumento. Per ottenere risultati deve essere compresa, configurata e inserita correttamente nell’organizzazione.

 

L’obiettivo dell’onboarding non è soltanto metterla nelle condizioni di rispondere alle telefonate, ma prepararla a lavorare secondo le esigenze reali del Centro Assistenza.

 

È attraverso il confronto, i test e la calibrazione progressiva che l’intelligenza artificiale smette di essere una semplice novità tecnologica e diventa un supporto concreto per l’ufficio e un servizio affidabile per il cliente.

 

Perché quando persone e tecnologia imparano a lavorare bene insieme, l’AI diventa davvero parte integrante dell’azienda.

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